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Progettato da Vittorio Carboni I6DVX nel 1998 e distribuito dalla Micromed, si presenta come una ottima soluzione di sperimentazione per la decodifica dei segnali RDS. Disponibile in versione ready-to.use o in scatola di montaggio, si presenta sotto forma di una schedina elettronica con un display da 2 righe, è modificabile con il chip "PI to PS" di Jan Kolar anche se sembra che Vittorio Carboni abbia in questi ultimi tempi rilasciato una nuova versione del firmware capace di visualizzarlo direttamente dal codice puro. Il progetto è stato anche abbondantemente pubblicizzato su Radiokit Elettronica che ne ha reso disponibile schema elettrico e costruttivo, oltre che le note del progettista. Costa 35 euro (25 in scatola di montaggio) ed è ancora disponibile sul sito della Micromed


dal sito Micromed:

Sommario

Il circuito proposto effettua la decodifica del codice RDS (Radio Data System) trasmesso dalle emittenti VHF/FM; il segnale viene prelevato da un qualsiasi ricevitore in modulazione di frequenza. Un modulo alfanumerico a cristalli liquidi mostra i dati ricevuti, indicando il  nome della emittente, segnalando se e quando è disponibile il servizio di informazioni traffico e frequenze alternative, il codice del programma trasmesso ed il nuovo servizio di RadioText. 
Il circuito è composto da 3 circuiti integrati, uno dedicato all’estrazione del segnale RDS, un microcontrollore per la elaborazione e visualizzazione delle informazione sul modulo LCD, l’ultimo integrato è usato per funzioni ausiliarie.


Introduzione

Il circuito proposto, realizzato a livello didattico, ci consente di visualizzare le informazioni trasmesse dalle emittenti commerciali in modulazione di frequenza, veicolate attraverso il Radio Data System, meglio noto con la sigla RDS. Chi non ha avuto modo di vedere le moderne autoradio scrivere sul display il nome della emittente sintonizzata! Il nostro circuito realizza qualcosa di analogo: ci permette di “leggere” la radio. Non effettua la ricerca di frequenze alternative, non era questo nello spirito del progetto, ci permette però di vedere messaggi che vengono trasmessi e che le autoradio non mostrano. Se siete curiosi, questo progetto fa per voi! 
Come funziona il nostro decodificatore: preleviamo il segnale di bassa frequenza da un qualsiasi ricevitore in FM, possibilmente all’uscita del discriminatore. Può essere necessario fare alcuni tentativi per trovare il punto migliore, o il ricevitore migliore. Per esperienza posso dire che il circuito ha funzionato comunque con tutti i ricevitori testati, con alcuni meglio, con altri meno bene. Il circuito  è stato provato con segnale prelevato da autoradio (logicamente prive di decoder RDS), come pure da ricevitori portatili, meglio se di vecchio tipo con il discriminatore a diodi anziché a circuito integrato.  
L’articolo è suddiviso in cinque sezioni: una introduzione alla struttura del Radio Data System, un’analisi del circuito, una spiegazione del microcodice, una descrizione del funzionamento, considerazioni realizzative e conclusioni.


Struttura del Radio Data System

Il sistema di trasmissione dati RDS è stato sviluppato dal European Broadcasting Union (EBU). La prima pubblicazione delle specifiche risale al 1984. Ulteriori precisazioni, correzioni minori ed ampliamenti sono stati introdotti dal Europen Committee for Electrotechnical Sandardization (CENELEC) e pubblicati nel 19921.
Il sistema è stato sviluppato per consentire la trasmissione di dati in formato digitale alle emittenti commerciali operanti VHF in modulazione di frequenza, senza per altro interferire con la normale modulazione in banda audio. Ciò viene ottenuto utilizzando una sottoportante a 57 kHz, quindi inudibile, che viene modulata in frequenza dal segnale digitale con codice NRZI; ciò permetterà poi al ricevitore di estrarre il segnale di clock-data (cadenza dei singoli bit). Il sistema opera ad un clock-data di 1187,5 bit/s che equivale alla frequenza della sottoportante divisa per 48.
La struttura del codice è visibile in figura1. Essa è suddivisa in gruppi, che possono essere trasmessi anche senza soluzione di continuità; ogni gruppo lungo 104 bit è a sua volta composto da 4 blocchi, anch’essi tra loro contigui, ognuno formato da 26 bit. All’interno del blocco, troviamo l’informazione, composta da 16 bit, e la parola di controllo, composta da 10 bit, che viene usata sia per rilevare eventuali errori di ricezione, sia per identificare (offset) i 4 blocchi all’interno del gruppo. Da notare che viene trasmesso per primo il bit più significativo e per ultimo il meno significativo (m15 .. m0), questo avviene anche per la parola di controllo.
Dunque in una trasmissione RDS, vengono trasmessi diversi gruppi, ognuno di tipo diverso, che ciclicamente si ripetono. Determinata la struttura fisica del codice, possiamo osservare in figura 2 il corpo comune ad ogni diverso gruppo. In particolare si nota che nel primo blocco è sempre presente il codice PI (Programme Identification) che individua sia la nazionalità dell’emittente (numero 5 per l’Italia), sia il tipo di emissione in termini di area di copertura, sia infine l’emittente stessa (Radio Pippo, Radio Telodoio ecc.).  Segue il codice del tipo di gruppo su 4 bit (A3 .. A0), dunque i diversi tipi di gruppo possibili sono 16 (24). Al codice del tipo di gruppo segue un bit usato come flag per indicare se la “versione” del codice trasmesso sia di tipo A o di tipo B (A=0, B=1). Pertanto, almeno a livello teorico, potremmo avere 16 diversi tipi di gruppo di versione A (0A, 1A ..15A), ed altrettanti di versione B (0B, 1B ..15B), in pratica non è esattamente così come  illustrato nella tabella 1.
Segue un ulteriore bit usato come segnalatore del servizio di informazioni sul traffico. Concludono il corpo comune di ogni gruppo 5 bit denominati PTY (Programme Type) (PT4 .. PT0) che identificano il tipo di emissione al momento in atto; questi codici sono descritti nella tabella 2 . è opportuno precisare che molti dei servizi che il sistema RDS offre, non vengono ancora sfruttati, ad esempio sovente il codice PTY trasmesso è fisso.
Uno dei gruppi più frequentemente trasmesso è lo 0A, usato anche nel progetto corrente per l’acquisizione delle informazioni di base. Il gruppo 0A, descritto nella figura 3 in maniera semplificata; ci mostra, oltre al corpo comune a tutti i gruppi, già descritto, che cosa è contenuto negli ultimi 5 bit del blocco 2, nel dettaglio troviamo:
il bit di flag TA (Traffic Announcement), che, quando è ad 1, ci avverte che è in atto una trasmissione sulle informazioni stradali e del traffico, 
il bit di flag M/S (Music/ Speech) che, quando è ad 1, ci avverte che è in corso una trasmissione musicale e viceversa, 
un bit definito DI (Decode Identify), il codice completo di  4 bit sarà disponibile dopo la ricezione di 4 gruppi successivi del tipo 0A,
2 bit usati come contatore della coppia di caratteri ASCII, che troviamo nel segmento PS del blocco 4, con il nome dell’emittente.
Il nome dell’emittente, composto da un massimo di otto caratteri, sarà dunque completo solo dopo la ricezione di 4 gruppi di tipo 0A, infatti viene trasmessa solo una coppia di caratteri all’interno del gruppo.
Nel blocco 3 trovano spazio due byte per il codice delle eventuali frequenze alternative, codice descritto nella  tabella 3. Il codice di riempimento viene usato quando non ci sono frequenze alternative (1° byte = 224, 2° byte = 205), oppure se il numero delle frequenze alternative è dispari.
Un altro gruppo interessante è il 2A: tramite esso vengono veicolati i messaggi di Radio Testo, con lunghezza massima di 64 caratteri, all’interno di un singolo gruppo 2A sono inseriti solo 4 caratteri ASCII, ne consegue che completare il messaggio è necessaria la ricezione di 16 gruppi 2A consecutivi. La cosa interessante è che questo servizio è ancora a livello sperimentale e non tutte le emittenti lo gestiscono. Le normative sconsigliano la visualizzazione del Radio Testo nei ricevitori per automobile, per ovvie ragioni di sicurezza, anzi suggeriscono l’eventuale implementazione con sintetizzatori vocali. Probabilmente i ricevitori di nuova produzione ne saranno dotati, anche se ad oggi non ne ho visti in commercio.
Termino questa, volutamente, breve e certamente non esaustiva descrizione del sistema RDS, con l’invito, per coloro che ne fossero interessati, all’approfondimento dalla fonte originale indicata nei riferimenti bibliografici (1).
Analisi del circuito

Il circuito si sviluppa attorno ad un integrato dedicato della Philips, denominato SAA65792. L’integrato partendo da un clock a quarzo con frequenza di 4,332 MHz, effettua un prefiltraggio del segnale tramite filtri a capacità commutata, rigenera il clock-data (1,1875 kHz) dal segnale, effettua la decodifica e presenta in uscita: il clock-data sul piedino denominato RDCL, il dato sul piedino denominato RDDA, inoltre sul piedino QUAL restituisce l’informazione sulla qualità del segnale RDS ricevuto. Il circuito è particolarmente sensibile, è sufficiente un segnale in ingresso (piedino 4) di soli 400V RMS alla frequenza della sottoportante 57 kHz, per restituire il dato corretto. L’impedenza di ingresso per un banda di frequenze comprese tra continua e 100 kHz risulta essere di almeno 40 kW, quindi non esistono problemi di ‘carico’ nei circuiti in cui preleveremo il segnale dal ricevitore in FM. 
Il microcontrollore preposto alla estrazione delle informazioni dai gruppi è l’ormai comune PIC 16C84-43. La scelta del 16C84 è motivata essenzialmente dalla comodità nella riprogrammazione del dispositivo grazie alla tecnologia E2PROM, programmazione che può essere effettuata in pochi secondi senza la necessità di esporre costosi chip ceramici finestrati ai raggi ultravioletti per decine di minuti. Il 16C84-4 usato funziona egregiamente anche con il clock superiore (”10% in più) al massimo valore indicato dal costruttore di 4 MHz; non sono stati rilevati problemi di sorta anche provando diversi esemplari dello stesso microcontrollore. Se comunque qualcuno volesse spendere di più, esiste anche il 16C84-10 che viagga con un clock a 10 MHz. Unica concessione il segnale del clock viene ricondizionato attraverso una sezione (U2A) del 74HC14 (Smith trigger). I primi 4 bit della porta B (RB0..RB3) del PIC sono connessi al modulo LCD come linee dati, un unico bit (RB5) della stessa porta viene usato per testare lo stato del pulsante RDS/ Radio Text. Si è scelto il semibyte alto della porta B per sfruttare la richiesta di interrupt che viene generata al cambio di stato degli ingressi. Sulla porta A troviamo le due linee di data e clock-data che vengono dal SAA6579, due linee di controllo per il modulo LCD ed una linea dedicata al pilotaggio di un buzzer piezo. Due sezioni  (U2B, U2C) del 74HC14 vengono usate per ricavare una tensione negativa raddrizzando con un duplicatore di tensione il clock. Questa tensione è indispensabile con alcuni modelli di LCD, i più vecchi, ma anche i meno cari e facilmente reperibili nel surplus. Il trimmer potenziometrico  R4  consente di variare la tensione denominata VEE da 0, valore idoneo per un corretto contrasto con i nuovi LCD, a circa –4V (@ VCC 5V), così da ottenere un buon contrasto sui moduli LCD più datati. Ancora il 74HC14, nelle sezioni rimaste libere (U2F, U2E), viene usato per la segnalazione della qualità del segnale. Si è scelto come display un LED bicolore a due terminali, in questo modo in assenza di segnale (radio spenta) il LED acceso sarà il rosso, con segnale RDS stabile, sarà acceso il verde, nelle condizioni intermedie si accenderanno alternativamente entrambi. La sintonia della stazione risulterà molto semplice, si ruota la manopola della sintonia sino ad accendere solo il LED verde. L’uscita dell’ultima sezione (U2D) del 74HC14 non è connessa a nulla: non è un errore, lasciando liberi gli ingressi ad alta impedenza degli integrati della serie CMOS, essi tendono ad auto-oscillare inducendo anche sulle altre sezioni in uso del rumore (cross-talk).
Il modulo LCD usato è un 20 caratteri per due righe, sul tipo  HD44780 della Hitachi4 di origine surplus. Sono stati provati diversi moduli ed il software è stato strutturato in maniera tale da gestire correttamente l’inizializzazione5 su ogni tipo, particolarmente critica come tempistica, nei modelli più vecchi. Ottimo, ma costoso, il 20x2 STN6 distribuito dalla RS Components (RS 214-3317). Vengono  comunque gestiti correttamente anche moduli più comuni da 16 caratteri per due righe sacrificando 4 caratteri.
Due parole sull’alimentazione. Il circuito andrà usato assieme al ricevitore, prelevare l’alimentazione direttamente da esso è quindi la cosa più comoda. Il circuito funziona correttamente in un ampia gamma di tensioni, praticamente da 5,5 a 3V, l’unico elemento che risente della variazione di tensione è il modulo LCD che pur continuando a funzionare riduce molto il contrasto a basse tensioni e a 3V è praticamente illeggibile. Se il circuito andrà connesso con un ricevitore con tensione di alimentazione non inferiore ai 7V, possiamo usare come regolatore di tensione il 78L05; se nel ricevitore è disponibile una tensione più bassa, ad esempio 6V, è preferibile usare un regolatore con bassa tensione di drop out, ad esempio LE47ABZ7 che fornisce una tensione stabilizzata a 4,7V con una caduta ai suoi capi di 0,2V (@ 100mA), quindi in circuito sarà alimentato con tensione costante per una tensione in ingresso che vari tra 18 e 4,9V. L’assorbimento del circuito è di circa 30mA (@ VCC = 5V).


Microcodice

Il programma è stato sviluppato in assembler e testato con MP Lab8, la porzione di codice relativa alla identificazione dei gruppi è tratta da ‘The RDS Prospector’9 . Il programma dopo l’inizializzazione del modulo LCD entra nel corpo principale, dove controlla il segnale RDCL (clock- data) povveniente dal SAA6579; sul fronte si salita del segnale memorizza lo stato del segnale RDDA (data). Trasforma il dato seriale di parallelo verificando bit dopo bit se il formato di blocco, 26 bit, sia congruente. Verifica successivamente l’offset per identificare il blocco (blocco1..blocco4). A gruppo ricevuto verifica se esso sia di tipo 0A, su esito positivo del confronto, estrae le informazioni e le visualizza sul modulo LCD. Di particolare importanza è il contenimento dei tempi di elaborazione sopra descritti, perché il periodo del clock-data è di solo 842ms, e le cose da fare sono molte anche per un microcontrollore con 1ms ad istruzione. Il programma è abbastanza pesante in termini di impegno di risorse, tanto da richiedere l’uso di tutti i 36 registri interni del PIC.


Descrizione del funzionamento

Non ci sono particolari tarature da effettuare nel circuito.
Regolare inizialmente il cursore per potenziometro R4 a massa ed alimentare il circuito; in assenza di segnale il LED sarà rosso ( se è verde, significa che i terminali sono stati invertiti), e sul dispaly non compare nulla; regolare R4 sino ad avere un leggero fondo. 
Connettere l’ingresso del circuito tramite un cavetto schermato all’uscita del discriminatore o, se più semplice da individuare,  ma con minor resa, ai capi del potenziometro che regola il volume del ricevitore. Prestate attenzione alle polarità se pensate di usare come sorgente di alimentazione il ricevitore, in alcuni tipi portatili la massa del ricevitore è il polo positivo: Pertanto la calza del cavetto schermato nel nostro circuito NON dovrà essere connessa alla massa (polo negativo), ma alla VCC. Saranno poi i condensatori di by-pass a ripristinare il riferimento a massa per l’alternata del segnale. A questo punto il rumore dovrebbe far accendere un po’ anche il LED verde.
Spostare la sintonia del ricevitore su di una emittente e controllare la luminosità del LED verde. A LED verde completamente acceso e rosso spento, sul display compariranno i dati RDS trasmessi. 
La  figura 4 mostra cosa comparirebbe a dispaly nella ricezione di una ipotetica emittente. Nel dettaglio i primi otto caratteri della riga superiore sono riservati al nome della stazione emittente, nell’esempio mostrato una ipotetica ‘RADIO 99’, a seguire due lettere ‘AF’ che sono presenti se la stazione ricevuta segnala la presenza di frequenze alternative. I successivi caratteri ‘TP’ sono visualizzati se l’emittente segnala la presenza del servizio di annunci di traffico, poi ‘TA’ che compare solo durante la trasmissione di messaggi sul traffico, assieme ad una segnalazione acustica del buzzer. Le ultime due cifre, che non sarebbero visualizzate su di un modulo 2x16, sono relative al PTY il cui significato è mostrato in tabella 1; nel nostro esempio l’emittente segnala la trasmissione di musica classica. Come già detto questo servizio raramente viene attivato dall’emittente, RAI compresa.  Sulla riga inferiore compare la stringa ‘RadioText’ se l’emittente ha questo nuovo servizio attivo, in tal caso, pigiando il pulsante RDS/RadioText l’intero display inizia la visualizzazione del messaggio. Occorre precisare che, come già detto, il messaggio di RadioText può essere lungo sino a 64 caratteri, che ovviamente non possono essere totalmente rappresentati su di un display da 20x2 caratteri. Per ritornare nella funzione RDS è sufficiente pigiare di nuovo il pulsante RDS/ RadioText. Il contenuto del display viene cancellato sintonizzando un’altra stazione che trasmetta in RDS. In fase di sintonia può accadere che il display venga cancellato, ma che non compaia nulla; ciò è dovuto al fatto che il microcontrollore rileva il cambio di sintonia non leggendo il nome dell’emittente, ma molto più rapidamente il solo codice PI che abbiamo visto essere presente in ogni gruppo, senza pur tuttavia riuscire a decodificare il segnale completamente. Infatti mentre per l’identificazione dell’emittente è sufficiente ricevere correttamente un gruppo qualsiasi, per ricostruire la stringa con il nome dell’emittente è necessario ricevere correttamente 4 gruppi 0A consecutivi senza errori, probabilità statisticamente più bassa in presenza si poco segnale o interferenze.
Questa condizione è indicata dal non completo spegnimento del LED rosso.


Considerazioni realizzative

Il circuito è stato realizzato su di una basetta ‘millefori’ per montaggi sperimentali. Successivamente è stato sviluppato anche il layout per la realizzazione su circuito stampato monofaccia. Nel montaggio su circuito stampato sono necessari due ponticelli da realizzare con filo isolato (vedi schema di montaggio).
Inoltre è stato previsto per  il circuito stampato, sia l’uso del SAA6579 in contenitore SO16 che il DIP16, con l’avvertenza che quest’ultimo integrato deve essere montato dal lato saldature, cosa ovvia per il contenitore SO16, meno scontata ma necessaria per l’eventuale contenitore in DIP16. Un ponticello denominato Jumper consente di utilizzare i più datati dispaly LCD che richiedono una VEE negativa, ponticelli 1-2 già realizzato da circuito stampato; oppure per i display più recenti che richiedono per VEE una tensione positiva, si rimuove la connessione tra i punti 1-2 e si effettua un ponticello tra 3-2. In tal caso i componenti racchiusi nell’area tratteggiata dello schema, denominata Option, possono anche essere omessi. Sono state mantenute circa le stesse dimensioni del modulo LCD per l’altezza, e qualche centimetro in meno per la lunghezza. In tal modo la basetta è stata montata posteriormente al modulo, e con uno spezzone di cavo piatto si è realizzata la connessione tra modulo LCD e la basetta. . Il buzzer usato è del tipo che alimentato con una tensione continua genera una nota; è comunque possibile usare anche i più semplici trasduttori piezo perché in realtà il PIC fornisce un segnale alternato al piedino 1 che pilota il buzzer. Solite avvertenze quando si lavora con circuiti CMOS e attenzione ai corti circuiti.


Conclusioni

Il progetto proposto, oltre una intrinseca valenza didattica nello studio del codice RDS, offre anche l’opportunità di poter affrontare le tematiche di programmazione dei microcontrollori, dispositivi che troveranno sempre più ampia diffusione nel futuro. Restano aperte ulteriori possibilità di sviluppo del progetto stesso, dotandolo per esempio di nuove funzioni, oppure espandendo e migliorando quelle attuali. Si potrebbe pensare anche ad interfacciare i segnali RDCL e RDDA con la porta parallela di un PC e sviluppare il relativo software. Oppure provare altri dispositivi decodificatori per RDS, ad esempio il TDA747910 o TDA733111 analoghi come funzionalità a quello usato. Recentissimo lo SAA658812 che effettua un pre-processamento del segnale e colloquia con il microcontrollore su bus I2C,  insomma il progetto descritto vuol essere un punto di partenza e non di arrivo.


Dopo la pubblicazione dell’articolo sul decoder RDS nel numero di dicembre 1998 di RadioKit Elettronica, ho ricevuto numerose telefonate ed e-mail da parte di lettori interessati alla realizzazione del progetto. La richiesta più comune era l’avere il microcontrollore già programmato. Gli ostacoli maggiori nella realizzazione del decoder sono stati riscontrati sia nella difficoltà di programmarsi autonomamente il microcontrollore, come nella fatica del reperimento del materiale, soprattutto per quello che riguarda il circuito integrato della Philips SAA6579 ed il cristallo di quarzo relativo, tagliato per la frequenza di 4.332MHz.
Tra le tante telefonate, una mi ha fatto particolarmente piacere, quella di IW0ALE, titolare della MicroMed, il quale, entusiasta del progetto, si dichiarava interessato alla realizzazione di un kit del decoder da proporre agli hobbisti. Con le premesse appena fatte e considerando che per un progettista la maggior soddisfazione sta nel vedere i propri sforzi concretizzarsi non solo nel prototipo, ho accettato con entusiasmo di collaborare con lui per la realizzazione del kit.
La struttura del decoder è rimasta sostanzialmente la stessa, a dimostrazione della validità del progetto. Rimando pertanto all’articolo citato per una trattazione completa del sistema. Le modifiche apportate nella versione in kit sono le seguenti.
L’utilizzo di un circuito stampato professionale in doppia faccia con fori metallizzati, serigrafie dei componenti ed estesi piani di massa per minimizzare emissioni indesiderate (EMI).
L’utilizzo di un display LCD da 8x1 saldato direttamente sullo stampato. Il display mostra sugli otto caratteri a disposizione il nome della emittente  (per lo standard internazionale non può essere più lungo di otto caratteri), e dispone di un proprio controllo per la regolazione del contrasto.
La possibilità di utilizzare comunque, tramite connettore su circuito stampato, un modulo aggiuntivo LCD da 16x2 o 20x2, in modo che tutte le informazioni ricevute possono essere visualizzate; esso dispone di proprio controllo per la regolazione del contrasto.
L’utilizzo di un micro più recente, il PIC16C558, che anche se in versione OTP, essendo realizzato con una tecnologia più recente, tollera meglio l’Over-Clock . Inoltre tutti gli ingressi del port A sono di tipo Schmitt Trigger  e ciò migliora ulteriormente le prestazioni del decoder. Questa modifica ha reso necessario la rimappatura dei registri interni con conseguente ricompilazione del codice.
L’introduzione di un filtro RF sull’ingresso della bassa frequenza  e di un diodo in serie all’alimentazione per evitare disastri in caso di inversione di polarità.
La possibilità di prelevare, tramite connettore su circuito stampato, i segnali di RDDA e RDCL bufferizzati (ed invertiti) generati dal SAA6579,  per una possibile ulteriore elaborazione esterna del segnale RDS.
Nella fig. 1 è riportato lo schema elettrico del decoder con le modifiche sopra citate, in fig. 2 è riportata la disposizione dei componenti sul circuito stampato: il display LCD 8x1, il pulsante ed il LED, non visibili, sono montati sull’altro lato dello stampato (fig. 3).

Note di montaggio

Il primo componente da montare è il chip a montaggio superficiale SAA6579: individuare il piedino 1 e con cautela - stiamo maneggiando un circuito CMOS - disporlo correttamente sul circuito stampato. Con un saldatore a punta molto sottile, meglio se a bassa tensione, saldare il piedino 1 e successivamente il 9. Verificato il corretto posizionamento, completare saldando tutti i piedini. Evitare eccessi di stagno che possono generare cortocircuiti. Passare quindi alla saldatura delle resistenze e dei diodi rispettando le polarità. L’impedenza JAF si realizza infilando la perlina di ferrite su filo rigido che viene poi montato sullo stampato come un ponticello. Saldare poi in ordine U3, lo zoccolo di U1, i condensatori ceramici, i condensatori polarizzati prestando attenzione al verso e poi i trimmer per la regolazione del contrasto. Prima di montare il quarzo, attaccare un frammento di etichetta autoadesiva all’interno del riquadro di ingombro serigrafato sullo stampato. Ciò eviterà poi che montando il quarzo a battuta, la carcassa metallica dello stesso crei cortocircuiti tra le piazzole. Saldare quindi lo stabilizzatore di tensione U2 ed i connettori, da ultimo il buzzer: attenzione anch’esso è polarizzato: rispettare il verso. 
Completato il lato componenti passiamo all’altro lato per montare il display LCD DS1. Il verso di montaggio è obbligato, dunque non è possibile sbagliare; è necessario tuttavia verificare che il lato esterno della custodia del display, in prossimità di JP1(display esterno) non crei cortocircuiti con il connettore stesso precedentemente montato. Saldare quindi il pulsante S1. Il led bicolore D4 merita un discorso a parte. Esso dovrebbe essere rosso in assenza di segnale, e verde in presenza di segnale RDS. Se viene montato al contrario i colori saranno invertiti. Consiglio quindi di individuare il catodo del diodo verde con l’aiuto di un tester, quindi rivolgere tale terminale verso il pulsante. Diversamente saldarlo a caso: 1 volta su due sarà montato correttamente… 
A montaggio ultimato controllare accuratamente che non siano presenti cortocircuiti e che tutto sia stato montato accuratamente, quindi inserire nello zoccolo il micro U1. Alimentare il circuito con una tensione compresa tra gli 8 ed i 15 Volts, mancando il segnale in ingresso sarà acceso il led rosso. Regolare il trimmer del contrasto P2 sino a leggere sul display ‘MICROMED’. Le tarature sono finite: collegare il segnale di BF in ingresso, piedino 2 di J3 e regolare la sintonia centrando un’emittente. Se la stazione sintonizzata trasmette un segnale RDS (oggi lo fanno praticamente tutte), il led  da un misto di verde/rosso (rumore) assumerà la colorazione verde e sul display comparirà il nome dell’emittente. 

Segnaliamo che la ditta MICROMED ha reso disponibile il kit completo a L. 50.000 (montato L. 70.000) o i singoli componenti quarzo L. 20.000, display L. 12.000, circuito stampato L. 10.000, ICSAA6579 L. 9.000, PIC16C558 L. 5.000, gli interessati possono rivolgersi a: MICROMED, via Valpadana 126 - 00141 Roma - Tel. 06.44231181 - Fax 06.88640547



Tabella 1 - Codici dei tipi di gruppo; nella colonna B0 il segno X indica che esiste sia la versione A che la B; cioè B0 può indifferentemente assumere sia il valore 1 che il valore 0.

Tipo di gruppo						Applicazioni
Valoredecimale	Codice binario					
	A3	A2	A1	A0	B0	
0	0	0	0	0	X	Informazioni di base
1	0	0	0	1	X	Numero riferimento programma
2	0	0	1	0	X	Radio testo
3	0	0	1	1	X	Non definito
4	0	1	0	0	0	Ora e data
5	0	1	0	1	X	Canali dati trasparenti
6	0	1	1	0	X	Uso interno
7	0	1	1	1	0	Ricerca persone
8	1	0	0	0	0	Riservato
9	1	0	0	1	0	Sistema di emergenza
10 ..13						Non definite
14	1	1	1	0	X	Informazioni sulle altre reti
15	1	1	1	1	1	Informazioni rapide di base



Tabella 2  - Codici del tipo di programma
Codici di programma						Tipo
Valoredecimale	Codice binario					
	PT4	PT3	PT2	PT1	PT0	
0	0	0	0	0	0	Nessun  programma definito (NONE)
1	0	0	0	0	1	Notizie lampo (NEWS)
2	0	0	0	1	0	Notizie commentate (AFFAIRS)
3	0	0	0	1	1	Informazioni (INFO)
4	0	0	1	0	0	Sport (SPORT)
5	0	0	1	0	1	Istruzione (EDUCATE)
6	0	0	1	1	0	Dramma (DRAMA)
7	0	0	1	1	1	Cultura (CULTURE)
8	0	1	0	0	0	Scienze (SCIENCE)
9	0	1	0	0	1	Vario (VARIED)
10	0	1	0	1	0	Musica POP  (POP M)
11	0	1	0	1	1	Musica Rock  (ROCK)
12	0	1	1	0	0	Musica M.O.R. (M.O.R. M)
13	0	1	1	0	1	Classica leggera (LIGHT M)
14	0	1	1	1	0	Classica seria (CLASSIC)
15	0	1	1	1	1	Altra musica (OTHER M)
16..30						Non assegnati
31	1	1	1	0	1	Allarme



Tabella 3 - Codici delle frequenze alternative

Numero	Codice binario	Frequenza portante
0	00000000	Da non utilizzare
1	00000001	87,6 MHz
2	00000010	87,7 MHz
		
		
204	11001100	107,9 MHz
205	11001101	Codice di riempimento
224	11100000	Non esiste frequenza alt.


Tabella 4  - Elenco materiale
Componente	#	  Valore
C1 C2		2	68pF Ceramico
C3	 		1	680pF Ceramico
C4 C5 C10	2	0.1uF Ceramico
C6			1	470pF Ceramico
C7 C8		2	1uF Elettrolitico
C9			1	4.7uF Elettrolitico
X1			1	4.3320MHz
R1			1	820 1/4W
R2			1	680 1/4W
R3			1	27K 1/4W
R4			1	100K Trimmer potenziometrico
BZ1			1	BUZZER
D3 D4		2	BA170
JP2			1	CONNETTORE 3 POLI
JP1			1	CONNETTORE 7X2 POLI
D2			1	LED BICOLORE 2 PIEDINI
DIP18		1	PIC16C84-4
U1			1	SAA6579 DIP16 oppure SAA6579T  SO16
U2			1	SN74HC14
S1			1	PULSANTE




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